



Tra il 25 ottobre e il 1° novembre si svolgerà la seconda edizione del festival “Storie di lavoro”.
Nato l’anno scorso da un’idea di Ferdinando Vaselli con l’organizzazione dall’Associazione Percorsi e con il coordinamento organizzativo di Manuela Cannone storie di lavoro è la prima tappa dell’officina culturale finanziata dalla Regione Lazio i porti della Teverina sotto il coordinamento del Teatro Null.
Storie di lavoro racconta il lavoro nei luoghi di lavoro attraverso spettacoli, performance, video e narrazioni.
Storie di lavoro è anche un modo per raccontare le trasformazioni, raccontare il tempo presente attraverso lo sguardo degli artisti, con un’attenzione particolare al territorio.
Racconti del dì di riposo
Storie di lavoro inizia di domenica. Il giorno di riposo. Ci si trasferisce dai campi al coperto. Ci si mette seduti e si ascoltano le storie, raccontate dai lavoratori stagionali, i nostri nonni, quelli che adesso sono gli immigrati, slavi, rumeni, indiani, africani. Inizia così, il 25 ottobre, storie di lavoro. Un evento all’interno dell’azienda Collevalle di Bomarzo. Un pomeriggio dedicato alle famiglie dentro uno dei luoghi più significativi del lavoro per le comunità del territorio. Ogni famiglia di Bomarzo porterà una foto di un famigliare che ha lavorato all’interno dell’azienda. Storie di lavoro è memoria ma anche legame con il presente con il progetto sulle seconde generazione di immigrati Soprailcielodisanbasilio che Ferdinando Vaselli ha realizzato dopo un viaggio nelle scuole romane e del Lazio. Si tratta di uno spettacolo, un libro ed un DVD che saranno presentati in anteprima. Un modo divertente per riflettere con i ragazzi ma anche con gli adulti su una società in trasformazione, sulla ridefinizione delle identità ma anche un modo per raccontare come fino a pochi anni fa eravamo noi gli immigrati. Memoria che torna nel percorso proposto dai canti dell’aia, un progetto immaginato per l’occasione dalla corale di musica popolare sotto la direzione ed armonizzazione di Enrico Scarinci. Il gruppo narrerà una giornata del contadino attraverso racconti, poesie e canti senza l’ausilio di strumenti.
Nato l’anno scorso da un’idea di Ferdinando Vaselli con l’organizzazione dall’Associazione Percorsi e con il coordinamento organizzativo di Manuela Cannone storie di lavoro è la prima tappa dell’officina culturale finanziata dalla Regione Lazio i porti della Teverina sotto il coordinamento del Teatro Null.
Storie di lavoro racconta il lavoro nei luoghi di lavoro attraverso spettacoli, performance, video e narrazioni.
Storie di lavoro è anche un modo per raccontare le trasformazioni, raccontare il tempo presente attraverso lo sguardo degli artisti, con un’attenzione particolare al territorio.
Racconti del dì di riposo
Storie di lavoro inizia di domenica. Il giorno di riposo. Ci si trasferisce dai campi al coperto. Ci si mette seduti e si ascoltano le storie, raccontate dai lavoratori stagionali, i nostri nonni, quelli che adesso sono gli immigrati, slavi, rumeni, indiani, africani. Inizia così, il 25 ottobre, storie di lavoro. Un evento all’interno dell’azienda Collevalle di Bomarzo. Un pomeriggio dedicato alle famiglie dentro uno dei luoghi più significativi del lavoro per le comunità del territorio. Ogni famiglia di Bomarzo porterà una foto di un famigliare che ha lavorato all’interno dell’azienda. Storie di lavoro è memoria ma anche legame con il presente con il progetto sulle seconde generazione di immigrati Soprailcielodisanbasilio che Ferdinando Vaselli ha realizzato dopo un viaggio nelle scuole romane e del Lazio. Si tratta di uno spettacolo, un libro ed un DVD che saranno presentati in anteprima. Un modo divertente per riflettere con i ragazzi ma anche con gli adulti su una società in trasformazione, sulla ridefinizione delle identità ma anche un modo per raccontare come fino a pochi anni fa eravamo noi gli immigrati. Memoria che torna nel percorso proposto dai canti dell’aia, un progetto immaginato per l’occasione dalla corale di musica popolare sotto la direzione ed armonizzazione di Enrico Scarinci. Il gruppo narrerà una giornata del contadino attraverso racconti, poesie e canti senza l’ausilio di strumenti.
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